Anoressia figlia dell’ansia.

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Il Presidente

Solitamente le cronache ci parlano di crudi episodi nei quali Tizia dopo aver rifiutato per diversi mesi le cure mediche e di cibarsi muore pesando X kg., che generalmente “gira” attorno ai 30/35 Kg.

Situazioni di questo genere, certamente non ultime nel quotidiano, sono avvenute in ogni Paese come fece scalpore, per citare fattacci eclatanti il “caso Isabelle Caro” modella ed attrice francese, l’anoressica inglese Kate 31 anni e 29 Kg. di peso.

L’anoressia, detta anche figlia dell’ansia, consiste nella perdita di appetito o l’abbandonarsi a digiuni che spesso culminano in un disordine mentale, purtroppo, molto in voga, specie fra gli adolescenti.

Anche con l’altra sorella la bulimia che consiste nell’eccesso di appetito, al contrario, è uno stato d’ansia che esaspera un errato rapporto con il proprio corpo, all’unisono costituiscono una vera forma patologica inquietante, senza considerare che terrificanti sono le conseguenze di questi due opposti principi.

In sostanza trattasi di una forma maniacale, degna dell’attenzione della psichiatria e dal mondo scientifico, perché anch’essa costituisce un marcato disordine sotto il profilo medico e sociale.

Questa patologia si potrebbe definire, ripeto, uno stato di ansia che se esasperato porta ad un errato rapporto con il proprio corpo, una rimodulazione dell’alimentazione che con questo “andazzo” finirebbe per divenire non un aspetto nutrizionale, bensì un difetto a danno della salute.

In sostanza l’anoressia consiste nella perdita di appetito o l’abbandonarsi a digiuni che spesso culminano in un disordine mentale, purtroppo molto in voga, ripeto, fra le ragazze specie fra gli adolescenti, come i recenti casi riportati dai mass media.

Secondo la scienza medica, la terapia d’urto farmacologa dovrebbe essere associata a quella psicoterapeuta volta a riequilibrare il rapporto con il corpo.

Secondo recenti sondaggi in Italia il 20% della popolazione accusa disturbi psichiatrici , il 16% da varie forme di disagio mentale, il 4% di disturbi mentali, mentre il 30% assume psicofarmaci, il 9% tra i giovani fra i 9 e 15 anni soffrono di queste due malattie.

Secondo Datamedia su un campione di 1000 italiani nella fascia tra i 15 ed i 17 anni, il 27,5% dichiara di avere  esperienze di depressione, il 9% di anoressia e bulimia.

Fenomeno preoccupante è, poi, quello dei docenti e dirigenti della scuola sofferenti di disagio psichico che è aumentato dal 35% al 70%, che in Italia potrebbero essere circa 10 mila (Fondazione Iard Milano).

Questi pochi aridi dati statistici, ma molto significativi, anche se possono costituire dubbi o perplessità sulla loro autenticità o veridicità, tuttavia non ci distolgono dal considerare che i fatti compiuti da menti psicologicamente alterati, come l’anoressia o la bulimia facenti parte delle malattie mentali, costituiscono una verità, una fondamentale dimostrazione di quanto sia grave questo disagio sociale quasi, per non dire ignorato dalle Istituzioni.

Tutto questo ci deve richiamare ad una amara realtà per migliorare la qualità dei servizi, cure e reinserimento sociale, quando è possibile, garantendo sicurezza ai cittadini  ed ampia tutela della salute per i sofferenti psichici.

E’ quanto auspichiamo con le nostre Petizioni giacenti nel Parlamento ed assegnate: Petizione 2013

1.) al Senato della Repubblica inviata il 18 marzo 2013 che ancora oggi, marzo 2016 non è stata ancora esaminata.

2.) col n. 31 alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ( “ legge-quadro nazionale di riforma dell’assistenza psichiatrica”), del quale oggi 15 marzo ho avuto assicurazioni verbali sul possibile esame in Aula.

La società italiana è molto preoccupata per la mancanza di interventi di natura legislativa, finanziaria e sanitaria dei servizi pubblici inerenti la salute ed in particolare il disagio mentale .

Dobbiamo constatare che le leggi finanziarie non hanno previsto specificatamente risorse finanziarie per la malattia mentale, come nel caso dell’anoressia “et similia” e questo ci sgomenta perché non vediamo alcuna uscita da quel “tunnel tenebroso” costituito dalla carenza di iniziative da ben 35 anni in favore dell’assistenza psichiatrica, per non “sentire più” casi come quello che quasi quotidianamente avviene nella famiglie!

Con le parole del Santo Giovanni Paolo II: “Andiamo avanti con speranza!”

Previte

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