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A margine del Convegno promosso dalla CEI  su “Disagio psichico al tempo della tecnoliquidità”

A margine del Convegno promosso dalla CEI  su “Disagio psichico al tempo della tecnoliquidità”

Si terrà a Roma il 2 dicembre p.v., promosso dall’Ufficio  Nazionale per la Pastorale della Salute della  CEI, un Convegno sulla cultura della conoscenza della povertà e della salute mentale, di disuguaglianze, di accesso alle cure, di infanzia abbandonata, insomma di tutte le necessità sociali che agiscono in ambito psichiatrico e psicologico.

I Convegni sulla materia  non risolvono né le condizioni dei malati, delle loro famiglie, soprattutto quella della sicurezza dei cittadini.

Nella possibilità o meno di rimuovere gli ostacoli che si frappongono verso i malati psichici, soprattutto il Convegno CEI,  cerca di spiegare questa grave ed urgente situazione che perversa in Italia, la cui risoluzione non si risolve, a mio modesto parere, con solo ( perdonate l’espressione ) chiacchere !

E questo per sensibilizzare il pubblico sui problemi di Salute Mentale nel ricordo dell’uomo-malato debole ed indifeso, che come tale, non viene “aiutato” dalle risorse globali stanziate ancora insufficienti, come ci ricorda l’Organizzazione Mondiale Sanità, per l’espandersi dell’aumento delle necessità distribuite in maniera difforme tra nord e sud nel mondo e non parliamo dell’Italia .

Il tema centrale della Giornata Mondiale della Salute del 2014 voluto dall’ONU riguardava, se non ricordo male, la tecnologia per favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità, come si propone, ritengo, il Convegno voluto dalla CEI del prossimo 2 dicembre, non ha trovato riscontro in Italia, ma solo inutili chiacchiere che non hanno risolto quanto proposto  da parte delle n/s Istituzioni, ma evidenziato che l’uomo e la famiglia sono in pericolo da disordini mentali o neurologici, depressivi, demenziali .

Quello che colpisce è la considerazione che è in atto quello della famiglia dove è presente un disabile fisico, ma non quella mentale

 Molti problemi di salute sussistono e nel maggio 2013 l’Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato un Piano d’Azione fino al 2020 ritenendo prioritario la coordinazione dei servizi sociali e sanitari per trattare in forma più adeguata la salute pubblica partire dall’adolescenza fino alla tarda età .

Secondo i dati Istat ultimi nel Rapporto Annuale del 28 maggio 2014 “tra i 28 Paesi della UE, l’Italia è settima per la spesa in protezione sociale” ed “ esso ci offre uno spaccato degli andamenti demografici, delle condizioni di vita delle famiglie e delle politiche di welfare del n/s Paese” e “ la spesa destinata alle persone con disabilità, nel 2011 è stata pari in Italia al 5,8% “ a fronte del 7,7% della media europea.

Il Capitolo 4 del “ Rapporto” non considera la situazione economica delle famiglie con almeno un membro con disabilità, figuriamoci dove insiste e persiste un malato psichico dove i “tagli” sono reali.

In Italia le persone con più di 65 anni ,oggi 2014, costituiscono il 15% della popolazione anziana e nel 2025 saranno del 25%, eppure mancano Case di Riposo in grado di garantire una adeguata assistenza di tutta la popolazione autosufficiente e non, le cui condizioni quotidiane di arretramento dei servizi sociali e sanitari sono notevoli lasciando al lucro attivissimo ed alla speculazione dell’iniziativa privata. Ci chiediamo se questa carenza non sia una forma di strisciante eutanasia mascherata.

Spesso e volentieri si “coltiva” e si diffonde il concetto di una certa filosofia al fine di ottenere una corretta e maggior informazione verso la malattia mentale, intesa a superare lo stigma sociale, l’esclusione, il pregiudizio, la discriminazione, ancora una volta che devo umilmente richiamare.

Quello che ci ha “colpiti” in quel titolo del Convegno, a parte ogni spunto di riflessione ed interpretazione del non dire “basta con gli slogans” come ci ha ricordato Mons. Nunzio Galatino Segretario Generale della CEI, è il riferimento allo stigma sociale ed in breve per chiarire e chiudere una vicenda d’interpretazione di una legge ( quella che ha “chiuso i manicomi) che ha lasciato la famiglia sola e con essa la società.

Lo stigma sociale, cioè l’impronta il suggello la vergogna la paura il timore di essere additati alla gente, è ipotesi vecchia e stravecchia che poco sussiste nell’animo umano e nella solidarietà del quotidiano, perché non è qui che si devono ricercare queste evenienze, queste affermazioni che lasciano attoniti e sconcertati le famiglie di questi “desaparecidos della n/s civiltà.

La vergogna da stigmatizzare è nelle leggi 180 e 833 del 1978 che non hanno sufficientemente programmato servizi specifici in strutture adeguate, lasciando solo i Servizi di Diagnosi e Cura negli Enti Ospedalieri Generali, dove a volte non esistono Reparti di Accettazione per urgenze in TSO.

Dove poi esistono i malati vengono riempiti di psicofarmaci o manciate di pillole sufficienti da far tornare a casa il sofferente mentale dopo 7 giorni ( salvo altra conferma) ai sensi dell’art.35 legge 833.

Allora per riprendere le parole del Segretario Generale della CEI “ bisognerebbe chiedere alla gente se sta trovando le risposte” non annunciandole, ma affrontandole “.

La patologia mentale viene definita una “aggressione alla serenità ed all’equilibrio mentale”.

Un recente disarmante sondaggio di rilevamento statistico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità condotto su 192 Paesi, ha evidenziato uno stanziamento di bilancio sanitario ancora troppo esiguo per la salute mentale .

Lo studio ha focalizzato che il 70% della popolazione dispone da 3,96 a 4,15 psichiatri ogni centomila abitanti, da un valore di 9,8 in Europa a 0,04 in Africa, inoltre un quinto spende meno dell’1 % delle risorse finanziarie per la salute mentale e stimando che più del 13% delle spese sanitarie sia dovuto alle malattie neuro psichiatriche ( Fonte OMS).

Con problemi mentali, 873.000 persone si suicidano ogni anno, il 25% dei Paesi non ha una legislazione in materia, il 41% non ha una politica definita per la salute mentale, il 25% dei centri sanitari i malati non hanno accesso ai farmaci psichiatrici.

I disturbi mentali colpiscono con maggiore frequenza le popolazioni sfavorite dal punto di vista intellettuale, culturale, economico, scarsa alimentazione, conflitti armati, nonché catastrofi naturali giganteschi recentissimi,  con il loro carico di mortalità, di interdipendenza tra l’AIDS, la tossicodipendenza e l’uso disordinato della sessualità.( Fonte Pontificio Consiglio Pastorale della Salute per Operatori Sanitari).

La schizofrenia, soprattutto la depressione-ansia, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, é considerata la seconda patologia nel mondo e colpisce il 2% circa della popolazione di tutti i Continenti :

*da 0  a  1500  milioni di persone soffrono di disordini neuropsichiatrici ;

*da    480    a    500  milioni di persone soffrono depressione – ansia ;

*da    200    a    350  milioni di persone soffrono di tono dell’umore ;

*da      60     a      83  milioni di persone sono ritardati mentali ;

*da       0      a      30 milioni di persone epilettici ;

*da      22     a      29  milioni di persone soffrono di demenza;

*da      18     a      22   milioni  di persone soffrono di schizofrenia .

* (Da Atti 1° Conferenza Internazionale Vaticana Dolentium Hominum n.34  28/30 novembre 1996 ).

In Europa la malattia mentale è in continua evoluzione e costituisce un peso sociale e sanitario non indifferente. Una persona su 3 soffre di disturbi mentali, una su 4 soffre di problemi di salute mentale, 1 su 7 di depressione o ansia. La patologia mentale interessa oltre il 27% di persone e fra i 18 e 65 anni soffre di qualche disturbo mentale ( Fonte Libro Verde UE). Il 6% degli europei soffre di depressione, spesso i giovanissimi : ne soffre il 4% degli adolescenti ed il 9% i diciottenni. Vittime di suicidi sono circa 58 mila, mentre in Italia avvengono solo 6 suicidi ogni 100 mila persone ( Fonte Commissione Europea).

In Italia, ahimè !, il “fondo salute mentale è molto lontano da ogni lodevole ragione”. Non si investe, e secondo recenti indagini statistiche, la psichiatria è lasciata al “brado”, infatti gli studenti preferiscono altri settori sanitari, privilegiando quello inerente la sanità odontoiatrica più redditizia.

La realtà psichiatrica è diversa da quando nel 1978 vennero promulgate le leggi 180 e 833. Il 40% delle richieste al medico di famiglia ed il 20% dei ricoveri, pare, siano conseguenti a patologie psichiatriche, mentre il trattamento dei servizi pubblici che affrontano il panico, la depressione o schizofrenia dimostrano che è inadeguato e costosissimo.

Sono circa 500 mila pazienti in ambito psichiatrico che entrano in contatto ogni anno con i servizi pubblici, a fronte di una spesa sanitaria di 3,5 miliardi di euro, 5 milioni di cittadini, circa, devono ricorrere alle cure private (9° Congresso Nazionale della Società Italiana Psicologia).

Sono circa 10 milioni le persone che soffrono di patologie mentali ( Fonte Ministero del Lavoro e Politiche Sociali); il 16% da varie forme di disagio mentale( Censis) ; il 4% di disturbi mentali, mentre il 30% assume psicofarmaci n/s Petizione 2013

Soffrono di disturbi psichici il 15% gli uomini ed il 25% le donne, dai 18 ai 30 anni di depressione gli adolescenti in circa 80 mila. Ogni anno 235 bambini tra i 0-12 anni vengono ricoverati per disturbi mentali e l’autismo colpisce 2 bambini su 1000 (Istat); 1 adolescente su 4 fa uso di droghe ed alcoolici (Eurispes).

Altre forme in evidenza sono l’anoressia e bulimia con il 9%, il 2,5% di giovani fa uso di caffè, droghe leggere, alcool (Datamedia).

Il budget dedicato alla salute mentale in Italia è circa il 3,4%, mentre in Tanzania è del 7%, in Australia del 10%, in Inghilterra del 12%, in Europa del 7,5% .

Le famiglie che vivono un dramma di psicopatologia grave sono oltre 600 mila e 200 mila famiglie con un familiare che non risponde alle cure, oppure non vuole curarsi e le strutture pubbliche sono più numerose al nord, gli operatori sono circa 30.700 e ne mancherebbero almeno 5000-7000 (Ansa).

Rilevanti sono l’Alzheimer , l’autismo, la schizofrenia , il computer addition ( disordine psichico per persone che trascorrono molto tempo al computer o televisione), la sindrome da Burnot che è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni o missioni di aiuto ( Sacerdoti, Poliziotti, Vigili del Fuoco). E ci fermiamo sui rilevamenti !

Questi pochi aridi dati statistici citati, anche se a volte possono costituire dubbi o perplessità, non ci distolgono dal pensare e constatare che i dolorosi fatti compiuti da menti psicologicamente alterati e di raptus, che quasi ogni giorno avvengono nel n/s Paese, costituiscono una verità, una fondamentale dimostrazione di questo grave disagio sociale che deve richiamare alla realtà le Istituzioni.

Comunque in questi Convegni non possono essere dimenticati quanti portano nel loro corpo queste sofferenze, ma non possono essere disconosciuti i familiari, le loro ansie, speranze, necessità, mentre la società civile teme per la propria sicurezza, anche se in una pseudo solidarietà esteriore, continua a chiudersi nel guscio del proprio egoismo e di un relativismo sempre più virulento, efficace ed invadente.

Nella nostra storia contemporanea si vuole introdurre, non più l’assistenza affettuosa al malato, ma un’azione con la quale per una qualunque ragione o logiche di convenienza, si vuol porre fine alla sofferenza per una morte indolore, che non abbiamo alcun dubbio a definire eutanasia.

Per fare qualche esempio:

l’eutanasia neonatale, cioè quella autorizzazione ad “eliminare” bambini sotto i 12 anni portatori di gravi malattie o di infinite malformazioni, mali incurabili, ”intesa” costituita in Olanda;

l’eutanasia social economica, cioè quella, se vera, autorizzazione ad abbandonare al loro destino disabili, anziani con gravi malattie che comportano una spesa sociale per una lunga degenza o una lunga cura ( in Italia vedi budget del ricoverato oggetto della n/s Petizione n. 308 al Senato della Repubblica e n. 31 alla Camera dei Deputati del 18 marzo 2013, ancora, purtroppo, inevasa daparte del Parlamento.

Per i cristiani l’uomo è creatura di Dio, al quale compete il diritto alla vita o alla morte, Magistero della Chiesa rinnovato dal Santo Padre Giovanni Paolo II° nell’Enciclica “Evangelium Vitae” che sull’eutanasia afferma essere “…uccisione deliberata moralmente, inaccettabile di una persona umana”, concetto rinnovato più e più volte dai Vescovi e dal Santo Padre Benedetto XVI. Per il mondo civile l’essere umano, la persona, la ragione e la logica non chiedono di morire, ma di vivere !

Quando la malattia pone nella situazione di sofferenza, soprattutto nella patologia psichica, il compito della comunità, le Istituzioni, deve essere quello di concorrere ad un maggiore impegno di tutela del “malato” ormai, oggi, “dimenticato e defraudato del proprio diritto di tutela e di cura”.

La patologia mentale, spesso cronica, costituisce uno stato di emergenza latente perché il sofferente spesso è un elemento disgregante della famiglia stessa, ma soprattutto della società, quest’ultima deve anelare nella speranza di risoluzione di questo disagio sociale e non nell’emarginazione, che di fatto, avviene malgrado ogni affermazione di natura istituzionale.

Il “malato”, in Italia, deve uscire dal lungo buio tunnel della disperazione e della sofferenza che da ben 35 anni trascorsi, non vede alcun spiraglio di luce.

Per le famiglie il vero dramma è costituito nelle varie malattie psichiatriche, molte e gravi, ma soprattutto dalla solitudine in cui spesso vengono a trovarsi.

Nel campo della solidarietà la Costituzione Europea ( 29 ottobre 2004) rinnova e garantisce nel Titolo 4° art.II-94-95 la sicurezza sociale e la protezione della salute con “un livello elevato di protezione della salute umana” che auspico in una possibile Direttiva Comunitaria da me richiesta al Parlamento Europeo valida e con la stessa efficacia per tutti malati psichici esistenti negli Stati membri della Comunità Europea.

Nel programma del progetto Organizzazione Mondiale della Sanità è considerato necessario un consistente aumento dei fondi da investire per l’assistenza e la cura di chi soffre di disturbi psichiatrici da parte dei Paesi a basso reddito, ma soprattutto anche da quelli più ricchi nei quali si può annoverare il n/s Paese.

In Italia il problema malattia mentale deve essere risolto dal Parlamento, (e da quello Europeo, ripeto, con una Direttiva Comunitaria come abbiamo umilmente “suggerito” nelle n/s Petizioni), in quanto la rilevanza sociale attesta l’esigenza di una legislazione adeguata ed efficace, a tutela dei diritti e della dignità degli “ammalati”, anche per la sicurezza di tutti i cittadini “cosa” che non è avvenuta da parte dei vari Governi che si sono succeduti a Palazzo Chigi.

Uno podría pensar que podría haber una especie de eutanasia escondida…” “Uno, osserva Papa Francesco parlando ai giovani argentini nella Cattedrale di Rio, “potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cioè non ci si prende cura degli anziani”. Ma, denuncia ancora Papa Francesco, “ c’è anche un’eutanasia culturale, perché non li si lascia parlare, non li si lascia agire”.

Questa è l’esortazione del Papa, che continua nella difesa citando che “ i giovani devono emergere, devono farsi valere” e “gli anziani devono aprire la bocca” e “insegnarci”, devono “ trasmettere la saggezza dei popoli”. ( Lampedusa e Favela di Varginha da Radio Vaticana 17 agosto 2013 )

Qualcuno ha scritto : “ Il privilegio di diventare vecchi, significa che non si è morti giovani “ : non ha torto !

Per concludere, solo in questa maniera possiamo considerare la celebrazione del futuro Convegno un  solo evento che andando fuori dall’ambito sanitario /sociale italiano non deve essere solo rievocazione, ma un fatto costruttivo denso e pieno di significati per l’Italia e per ogni Paese nel mondo dove insiste questa malattia che “segna” la società.

E per favore : basta con i Convegni che non sono altro che “ sobborghi di chiacchere “.

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II° : Andiamo  avanti con speranza ! “

Previte

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